Il gelato “amarcord” e la caduta di un principio morettiano

Ho sempre avuto un debole per il mese di maggio, l’aria è calda, ma non troppo, le giornate sono più lunghe ed è piacevole spendere pomeriggi a passeggiare, riuscire a sentire i profumi della primavera perfino in città.
Il mio “compagno di viaggio” solitamente è un gelato,  è sempre stato così.

Da bimba, non ero una grande amante di quello artigianale o più correttamente sfuso. Mangiavo soprattutto quello confezionato. Essendo nata negli anni ottanta, periodo dell’eccesso e dei sapori industriali, ero ghiotta di cucciolone, piedone, coppa del nonno, e non so perché ne ricordo persino uno a forma di pantera rosa con gli occhi fatti di chewing gum.

Gelati Eldorado anni 80

Quando andavo su quello sfuso, i gusti erano rigorosamente alla frutta, e odiavo letteralmente il pistacchio, così diverso da quello attuale. Il sapore era troppo forte, il colore alquanto inquietante: un verde acceso che mi faceva pensare a  Slimer, il fantasma verde di Ghostbusters…temevo uscisse dal pozzetto.
I gusti alla frutta (e l’esclusione del pistacchio) sono stati una costante fino alla maturità.

La svolta c’è stata a Perugia, ai tempi dell’Università, quando andavo all’Augusta Perusia, una piccola cioccolateria-gelateria in via Pinturicchio. Lì erano ottimi quelli al cioccolato e alla nocciola, anche se io avevo un debole per il choconuts: una mousse dal livello calorico estremo. Quando capitavo nella vicina Firenze passavo da Vivoli.

Vivoli, Firenze

Nel 2007 che ero a Washington, mi facevo soprattutto di moka frappuccino, ma ero in compagnia anche del “gelato diplomatico” proposto nel Caffè dell’Ambasciata italiana. Non era malvagio, e in occasione dell’Open House Day, ricordo file chilometriche di americani venuti a visitarci solo per quello.
Lo stesso anno a New York, ho testato Grom. Sicuramente buono, ma tuttora non riesce ad esaltarmi.

Un punto vendita Grom, Torino

Quando sono tornata nella “terra dei cachi” e facevo la “romantica a Milano”, mi attirava Chocolat, ma frequentavo anche la Gelateria Marghera. Poi nel 2009 hanno aperto Cioccolati Italiani che mi ha conquistata non tanto per il gelato in sé, ma per il cioccolato fuso che mettono nel cono…godurioso!

Cioccolati Italiani, Milano

L’anno scorso, nel mio periodo inglese, mi ingozzavo di cornish ice cream. Ricordo addirittura una gelateria commestibile a Polperro in Cornovaglia; sicuramente meglio della crème glacée che mi sono ritrovata a patire in Costa Azzurra.

Chioschetto del gelato in Costa Azzurra

Il gelato nei miei ricordi c’è sempre, e credo di averlo gustato in tutte le salse un po’ ovunque, da quello del piccolo laboratorio artigianale, a quello dei vari Grom e Cremamore (quest’ultimo l’ho apprezzato più a Tokyo che in Italia).
Però è a Torino che penso di aver trovato il mio preferito, da Alberto Marchetti, una gelateria artigianale in Corso Vittorio Emanuele II aperta qualche anno fa, con un rapporto qualità/prezzo strepitoso, ma soprattutto con un gelato davvero sorprendente.

Alberto Marchetti, Torino

Corposo e dalla consistenza cremosa al punto giusto, non risulta pastoso al palato. Il sapore è intenso e non eccessivamente dolce; l’acidità nei gusti alla frutta è ben bilanciata. E non sto a dire quanto è buona e delicata la panna. Non manca la granita.
Lo stile del locale è semplice, frigo a pozzetti, tinte pastello, lavagnette esposte.

Essendo una molto rigida e abitudinaria nella scelta dei gusti, di solito mi oriento su quelli che sono i miei preferiti, vado sul sicuro insomma. Da Marchetti, come in altre gelaterie, ho sempre preso nocciola e caffè, nocciola e pistacchio…e al massimo azzardato con croccante e pistacchio. Ma l’altro giorno, ho deciso di cambiare, di andare su un abbinamento inconsueto: fragola, limone, croccantino (croccante in questo caso) e panna, che secondo il principio morettiano, non dovrebbero stare bene insieme.

Fragola, limone, croccante e panna

Già, ma se non provi come fai a saperlo?
Così ho provato…e ho scoperto che ti sbagliavi Nanni, da Marchetti stanno benissimo insieme!

Gelateria Alberto Marchetti – Corso Vittorio Emanuele II 24 bis, Torino
Tel. 011 8390879

[Crediti – Immagine gelati Eldorado: Google]
Foto C.Cianci

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9 risposte a “Il gelato “amarcord” e la caduta di un principio morettiano

  1. Ciao,
    anche io,essendo di Torino,ho avuto modo di provare più e più volte il gelato di Marchetti ed è davvero valido.Mi è piaciuta la tua analisi e ho un consiglio:gusto FARINA BONA…singolare nel sapore e nella sensazione sulla lingua…fammi sapere.Saluti.Alby

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